Onore a Charlie. Per il Re.

Un commosso omaggio a Charlie Kirk (1993-2025), assassinato il 10 settembre 2025 mentre annunciava con audacia la signoria totale di Cristo. Arcadio Pisano celebra la sua vita come esempio di parresia virile, apologetica trinitaria senza compromessi e impegno pubblico contro le derive woke, abortiste e nichiliste. Lungi da un evangelicalismo effeminato o dualistico, Kirk incarnò il Mandato culturale del Re che già regna (Mt 28:18-20). Il suo martirio chiama la chiesa italiana a un risveglio: proclamare con fermezza la verità di Cristo su ogni ambito della realtà, per la gloria del Dio trino e la restaurazione delle nazioni.

WORLDVIEWVITA CRISTIANACOMMENTI CULTURALITEOLOGIADISCEPOLARE LE NAZIONI

Arcadio Pisano

2/17/202612 min read

Vegliate, state fermi nella fede, comportatevi virilmente, siate forti.

1 Cor.16:13.

Nessun ardito fu primo all'assalto, perché nessuno fu secondo. Chi non teme il cimento della lotta per la vittoria (Ef.5), sa che la croce di Cristo ha vinto già il mondo e la storia. Lealtà, onore e un cuore pugnace per la verità (Gv.14:6) risanano i popoli.

Parresia

Charlie Kirk (1993-2025) ha incarnato il Mandato del Dio trino e vivente (Mt.28:18-20), senza equivoci gnostici e ametropie improfetiche, propri dell'evangelicalismo effeminato e neomarxista contemporaneo. Lungi dal compromesso dualistico e dal conformismo inconcludente di "terze vie" edulcorate e opacizzate: si proclama il dominio del vero RE e Lui regna davvero (Dan.7:13-14; Mt.16:27-28; Ap.11:17;12:10-11), ognuno deve a Lui lode, adorazione, obbedienza e la vita stessa.

In un presente turbinoso eppure ferace per l'incrementale dominio di Cristo, Legislatore e Redentore, siamo tutti necessitevoli d'istruzione rivelazionale trinitaria: occorre imparare e amare la verità per vivere liberi nel bene e per la gloria del Dio vero e trino (Gv.1-3;8;14-17). Anche Charlie era discepolo e discente, ma imparava alacremente, abbracciando con fierezza l'ideale incarnato del mandato audace. Ne era imbevuto con fede pretta e coinvolgente e il suo progetto di vita è emblema di servizio e annuncio, umani e ialini, concretatisi nella comunicazione pubblica e apologetica della verità che è Gesù Cristo e la sua Parola. Charlie ricercava il confronto aperto e ampliato a platee cospicue, non solo telematico, ma in prevalenza costituito da diffusa e diretta partecipazione, puntando a una vividezza paideutica cristocentrica, proteso a studenti, giovani, docenti, cittadini, oppositori, nemici e odiatori, con il fine di dialogare e sfidare la menzogna rivoltante la realtà, cioè la corruzione sul piano epistemologico, etico e teologico della comprensione della vera condizione della creatura umana e del suo vero bisogno: conoscere redentivamente il Dio da cui ci si illude di fuggire per autodeturparsi e compiere ogni aberrazione contra Legem (Sl.119; 1 Tim.1:8). Il suo impegno politico era pertanto schietto e motivato dall'amore per il Sovrano di tutta la creazione, della salvezza, dell'ordine, della pace, dell'etica, della conoscenza, della prosperità, dei popoli e dei governi. Lo stesso G.O.P., il vecchio gran partito repubblicano che Charlie ha sostenuto e ritenuto ambasciatore di valori più prossimi alle direttive della Legge santa di Dio, come ogni espressione del reale, necessita di obbedienza a Cristo. Trump non può salvare una nazione, ma può glorificare il suo Signore che regna già su tutta la terra. Ritenere giustamente che i repubblicani siano incoerenti perché non dismettono tutti i loro idoli, ma ritrarsi in un'autorappresentazione neomonastica e scissa, è abbandonare l'agone nella vittoria, già fatta prevalere da Cristo (Dan.7:13-14;9:24-27), per pontificare bolsamente su purezze ascetiche e sganciate dal tempo redento e da irradiare (Sl.2; Col.1-2; Eb.1:1-3), con esiti egri di ecclesiolatrico torpore, con uomini e pastori flebili, intimoriti e condizionati da attitudini femminee e devirilizzate.

Anche Charlie non è stato scevro da errori e imprudenze, ma ha parlato fedelmente dell'autorità suprema di Cristo, promulgando ovunque la sua normativa e fondativa signoria. Dall'abbondanza del cuore, la bocca parla (Mt.16; 2 Cor.1) e il parlante Charlie, martire nei fatti e nel linguaggio (testimone netto, visibile e udibile), era sgradito ai fautori di varie derive perverse e disumanizzanti, dal paganesimo nichilista al femminismo abortista, dall'intersezionalità vittimista che colpevolizza il passato e la tradizione dei solidi schemi creazionali al transgenderismo omosessualista mutilante, dal ciarpame woke (nella neolingua orwelliana è "sveglio", ma è in realtà la narcosi dell'ideologia) del globalismo inclusivista alla ridefinizione del linguaggio per ottundere e avvelenare le giovani menti. Non sorprende che il furore lugubre di chi promuove il male e lo ritiene il bene, scateni attacchi e progetti blasfemi e sordidi: gli spacciatori di "libero" abominio, così indottrinati nelle centrali neomarxiste e antiteiste della sovversione idolatrica del reale e dell'ordine, hanno sghignazzato e approvato l'eliminazione fisica (il 10 settembre 2025) di chi li ha sconfitti con la verità sovrana della Parola del loro Creatore: non solo insipienti forgiati nelle università sinistrate occidentali, ma pseudoeducatori, comunicatori, agenti di varia risma, opinionisti e "periti" di ogni settore...

L'apologetica trinitaria, relazionale e applicata di Charlie è stata biblicamente pionieristica e oracolare, esposta certo alle ruvide artigianalità e ai rischi produttivi di un disegno comunque ponderato e realistico, ma in una cornice interattiva pubblica, dinamica e dialogica, annunciando all'uditorio eterogeneo, creazione e redenzione bibliche, senza alcun compromesso o disturbo dissociativo da sindrome dualistica evangelica dei "due regni". Il modus loquendi di Charlie, fondato nella verità trinitaria, ha spronato riflessioni, scosso coscienze, motivato ricerche, generando implosioni desolanti nel pensiero pagano-umanistico del relativismo progressista di sinistra, catalizzando e magnetizzando anche ogni tipo di ferocia, stolidezza e intolleranza vilificanti, propri del mondo transessualista e nichilista del globalismo secolare. Migliaia di nemici ferini sono stati esposti al Bene, pur detestando un locutore franco e disponibile, senza poter provare e argomentare alcunché se non per la rivelazione trinitaria di Dio. Charlie li ha amati e invitati a riflettere e confrontarsi, non come ritengono di dover fare i cristiani affraliti e in fuga permanente dal mondo, ma coltivando e impiegando i talenti ricevuti nella pubblica piazza, indicando e illustrando, in una coraggiosa e virile pedagogia globale, le sfere create, ordinate e campite dalla Legge del Dio che crea e redime, per sola sua grazia e solo per la sua eterna gloria: l'individuo, la famiglia, la comunità adorante, il governo, la vita civile e culturale, l'educazione in verità, lo studio del creato e del suo uso, tutto e sempre sub e coram Rege (Col.1-2). L'infero abominio dell'aborto è stato non solo denunciato nel foro silente della propria coscienza, senza disturbare alcun empio governante come accade in Italia, tra imbarazzi e arzigogoli infecondi di chiese e uomini di fede ammutoliti e devitalizzati, è stato da Charlie esecrato pubblicamente, propugnando verità e giustizia e confutando l'abiezione: amare i più vulnerabili e lottare per proteggerli ovunque è amare il Dio che dona e preserva la vita, fin dal concepimento. Le ondate putide e virulenti di odio dissennato degli adoratori dell'infanticidio si infrangono sempre sulla roccia della verità, ma occorre consapevolezza spirituale e martire per vivere il compito regale della fedeltà progettuale che impregna tutta la vita, rovesciando con la Parola trinitaria, l'inversione della follia pagano-secolarista, individuale e collettiva (Gv.17; 2 Cor.10:4-5).

Fuori i secondi

Il mondo è strutturato da Dio per la lode e la bellezza della sua superna gloria, non esistono autonomie autofondanti, come non vi hanno dimora neutralità dissociate cui tanti cristiani manipolabili s'inchinano indiligenti, con la sufficienza rassegnata della resa ascetica e iperspiritualizzante. Un'ampia astenia evangelica ha per decenni svigorito la consapevolezza del Mandato integrale: un narcisismo erratico ha prodotto dissociazioni identitarie e fughe amnesiche, tra pietismo e tribalismo, globalismi neutralisti e ritirate gnostiche, equivocando le priorità mandatarie e ritenendo un mondo malvagio e irrecuperabile lo scenario ideale per un'indefinita proiezione, nel futuro indecifrabile, del regno di Cristo che ora può, tutt'al più, signoreggiare solo a tempo determinato, nei luoghi di culto personalizzato e in ottica di soggettivismo esperienziale e ascetico-devozionale, nei rari interstizi che le denominazioni autoriferite scorgono, tra terreno e celeste, tra secolare e spirituale. Ci si è rintanati così nel pietismo pur operoso, ma intimistico ed evasivo, seguitando a pensare che nessun governo o nazione vedrà primeggiare leggi e princìpi sottomessi alla Legge vivente di Dio, così svilendo il compito identitario di essere sale e luce del mondo in Cristo, con una nazione da salvare, fedeli e coraggiosi per Lui, come Charlie sovente rimarcava, avendo il Re già vinto ed esercitando già la sua totalizzante giurisdizione. Pertanto la trasformazione invocata, ma equivocata dualisticamente, non viene responsabilmente programmata, poiché politica, economia, etica, stato, scienza, benessere sociale, arti e cultura, educazione e informazione, sessualità e matrimonio, relazionalità e adorazione vera del vero Dio, continuano a essere incapsulati in domini applicativi disgiunti, con una prolungata anomalia evangelica, quella dell'erronea scissione, mai risolta seriamente, del sacro e del profano, del terreno e del celeste, del temporaneo e dell'eterno. Ontologia, protologia, antropologia, epistemologia, soteriologia, creazione, caduta, redenzione e restaurazione sono ancora sganciate da una visione escatologica trinitariamente matura e regalmente discernente, in un quadro basiliocentrico effettivo: Gesù Cristo è risorto e siede Re in eterno, la storia è teatro del suo trionfo e di un'espansione incontenibile del suo dominio legale e restaurativo, nella luce della bellezza suprema della sua giustizia e della sua grazia (Dan.7:13-14). Disattendere tale comprensione e defezionare sullo scenario della teologia pubblica incarnata (Sl.2;22-24;72;110), non ha solo confermato smottamenti dottrinali e insufficienze strategiche, addebitabili finanche alle migliori centrali di controllo e formazione evangelicale, più o meno riformate, ma ha anche palesato, a fortiori, pavidità inaridenti, smarrimento reiterato, omissioni infantilizzate, convenienze isterilenti e compromessi depotenzianti.


Ogni istituto e sfera creati sono riferiti a Cristo e definiti da Lui, nulla potrà mai essere neutrale e una chiesa che legge gli eventi e la realtà in modo strabico e dualistico, permarrà fluttuante, vulnerata e improfetica (in politica e sul piano etico, nella vita civile e culturale, nell'agone comunicativo e nelle urgenze trasformative del mondo del Re), distanziandosi da un programma strategico, integrato e organico, che impieghi ogni talento ricevuto per l'avanzamento onnipervasivo del regno già giunto (Ap.11:17).

Ondivaghezze e acquiescenze mostrano il carattere paludato dello "spettatorismo" evangelicale italico, spesso deprofetizzato e complice, impacciato e imbrigliato in tattiche evasive, cedevoli e autocontemplative. Siamo stati proni alle sirene nefande del progressismo statalista, globalista, femminista, omosessualista e multiculturalista, incapaci di comprendere le priorità regali (Mt.28:18-20) della virilità santificata direttiva (patriarcato biblico responsabile) e della femminilità ordinata ricettiva (compostezza aggraziata generativa), delle vocazioni strategiche diffuse, dell'etica superna del regno, della tutela reale della vita e dei più indifesi (la turpe L.194 del 1978 è aborrita in concreto solo da pugnaci cattolici...), dell'ordine creazionale prospero e dei pervi confini difesi, dell'educazione cristiana per salvare e restaurare una nazione, della teonomica attestazione della signoria di Cristo su tutto (dall'individuo alla cultura, dalla vita consorziata ai doveri del magistrato).

Charlie ha smascherato anche la nostra pochezza metodologica e progettuale: la visione che si ha del regno già instaurato, influenzerà la convinzione e l'incisività martiri del Mandato integrale regale. Le schiere evangelicali italiche sono oggi sempre più renitenti (se non atterrite) alla prospettiva, già invece assegnataci (Mt.5:13-19; Ef.5-6), di annunciare e insegnare (incidere, imprimere il segno secondo verità) al mondo, ai governi, alle comunità, in ogni presidio del reale creato, la signoria plenaria dell'unico loro Re Pantokrátōr, Cristo Gesù. Anche sui fasulli vaneggiamenti e gli spropositi di gazzettieri scalcinati o parlamentari parassitari, attossicati nelle degenerate farmacopee della scuola pubblica e di università pro(re)gressiste, ammorbate da una propaganda necrolatrica (come per l'”informazione” del pensiero unico abbrutente), non una voce evangelica s'ode che indichi il Vero, senza acrobatici volteggi, afone ambiguità e cerebrali triangolazioni da effeminato esercizio di stile "donabbondista": né di qui né di lì, purché si rimanga fluttuanti e antiparresiaci, altro che gli arditi incursori per la verità, da Paolo e Atanasio a John Knox e i puritani… Un frale neutralismo e un’irrilevanza compromissoria intonano la melliflua solfa della teologia dei vinti senza pugnare, dinanzi al Re che invece ha vinto e che conquista le nazioni alla sua sola gloria (Mt.28:18-20; Sl.2; Is.9:1-6). Del resto, ravvedimento pubblico e diffusa fermezza teologica non si scorgono ancora, si pensi alle cantonate sul siero sperimentale immorale e alla beffa, propugnata anche da evangelici autorevoli, del "vaccinarsi è amare il prossimo", ubbidendo al tiranno frodatore, un governo cioè usurpante la vera logica della sua ragion d'essere, stabilita dalla sovrana sapienza trinitaria (Sl.22-24;45;110; Rom.12-13).


C'è chi teme la politica che può infettarci (meglio lasciarla a satana...), c'è chi l'approccia coi guanti in lattice e una rafforzata mascherina cautelativa (poiché dovremmo pur trasformare la società col Vangelo…), ma senza troppi nitore e ardore, cioè solo fino a un esile grado e una modesta tenuità, omaggiando pluralistici sdoppiamenti e neutralismi infertili. In tale fuliggine, non si è purtroppo distinta una chiesa deformata ed equivoca, ormai immemore di aver tollerato e taciuto iniquità sommitali (sieri genici ingannevoli e letali, frodi e obblighi vili, violazioni anticostituzionali, sperimentazioni attuate con cellule provenienti da omicidi abortivi pianificati), tra omissioni, ritirate, cantonate, complicità, naufragi pastorali ed ecclesiologici, pavori e ametropie inconcludenti.

Signore, destaci quali pugnaci araldi; in attesa di profeti ridesti e rubesti in battaglia, accordaci perdono e rinnovamento per il tuo regno che prosegue trionfante e imperituro.

Il dominio giunto

L'incontro ferace di una comunità oceanica al Memorial Service (Glendale, Arizona, USA), per ricordare con dolore sì, ma nella gioia della vita di Cristo, il martire Charlie, è un esempio indemagliabile di ciò che Dio nei suoi decreti attua ovunque e sempre: convergenze propizie nel cordoglio e nell’annuncio della verità, con evangelici di vario profilo, cattolici più o meno tradizionalisti, inconvertiti ed eretici, l’intera compagine governativa del paese più ricco e potente del mondo, ivi presenti per parlare e udire di Gesù Cristo, quale Signore e Salvatore del mondo. Diversi invitati, pastori e predicatori biblici, hanno annunciato il Vangelo sovrano di Cristo (1 Cor.15), centinaia di milioni di utenti e ascoltatori, tramite piattaforme e canali telematici di diffusione mondiale, sono stati raggiunti dalla Parola del Dio trino e vero, estese testimonianze di conversioni e sinceri accostamenti alla Bibbia da parte di migliaia di cittadini di diversa fede, vengono propagate da vari continenti.


Un giovane uomo cristiano ha svolto il suo compito, è andato libero a morire per Cristo e Dio fa risuonare nel mondo la sua Parola di veri ordine, giustizia, conoscenza e salvezza, comandando un culto pubblicamente presentato, dai lineamenti di un ecumenismo evangelicale più opportuno, in fondo e per un simile frangente, del settarismo gnostico prevalente, oltre i protocolli ecclesiologici etichettati, dove risuoni la verità della sua Legge e della sua grazia perfette. Un “turning point” diffuso è stato così annunciato, attestato, ribadito.

Il Signore spande ovunque il suo impero e ha già nell’adempiuta promessa pattizia del Padre tutte le nazioni ai suoi piedi (Gen.49:10; Sl.2; Is.2;9;11;42), per sempre qui regnando come Rex mundi. Tuttavia, Lui non ha posto una nazione di graziati e fedeli suoi araldi a tremare come mogli impaurite e in ambasce per i fieri mariti in battaglia, ha posto una nazione di santi immeritevoli a combattere e vincere per e nella verità (Sl.45), rivendicando a Cristo ogni cosa, ogni aspetto della realtà creata e ogni fibra temporale del suo dominio eterno e redentivo, già inveratosi con "l'età a venire" perenne, istituita dal 70 d.C. nell'adempimento di tutte le promesse pattizie e col compimento di tutta la superna profezia divina (Dan.9:24-27), mediante la sua Parola fondativa che conquista le nazioni (Gen.49:10; Ef.5:6-16).

È sempre tempo di martirio per il dominio, per vincere con amore e in verità, esattamente come Charlie ha provato a fare, innalzando lodi a Gesù Cristo, Signore e Restauratore dell'uomo e del cosmo, nell'eterna realtà del regno che ha definitivamente invaso il creato, fin dal compimento realizzato in Cristo Gesù di ciò che è stato sovranamente scritto e preconizzato (Is.9:5-6;61-66; Dan.2;7;9;12; Mt.21-28; Lu.21; At.1-3; Rom.8-11; Ap.1-3;11-12;20-22).

Pur cedendo inizialmente alla difesa precostituita di Israele (che sempre più evangelici siano liberati dal sortilegio israelolatra, comprendendo finalmente che il Signore ha giudicato l'Israele fedifrago e transeunte nel 70 d.C., la rivoltante prostituta, una volta per sempre), Charlie stava riconoscendo le macchinazioni del grumo di potere e frodi che da sempre caratterizza il programma oppressivo sionista, impostato da una cupola politico-mafiosa, in parte tacendo della talmudica idolatria che investe il giudaismo anticristico, da Dio già giudicato. Alcune sue semplificazioni ingenuamente filoisraeliane degli ultimi anni, rimangono avventate (come mostrato da larga parte dell'evangelicalismo sionista-dispensazionalista attuale), sebbene nei suoi scontri dialettici con musulmani estremisti e attivisti di sinistra, utili idioti portabandiera del globalismo inclusivista e immigrazionista, Charlie intendesse anzitutto confutare l’ideologizzata apologia del "siamo tutti palestinesi" a prescindere dalle atrocità e dai deliri che il ferino estremismo islamico riversa sulle comunità che incarcera e ottenebra. Aveva ben espresso, a tal riguardo, contrarietà e timori lungimiranti, anche in merito al condizionamento che Trump, sempre più inerme e vago, stava mostrando verso la ricattatoria e subdola agenda della cupola israeliana, rimarcando le anomalie di un sistema corrotto e spietato, fino al graduale palesarsi del suo odio omicida e perverso nei territori di Gaza. Charlie ha evocato al meglio l'arditezza fedele di Paolo all'Aeropago, interagendo pubblicamente, propugnando la verità, innalzando Cristo quale Re e Salvatore onnipotente, sfidando l'empietà e le frodi del regresso progressista e le infamie mortifere del tirannico statalismo: nefandezze Lgbtqia+ e transessualismo, abominio dell'aborto, delitti e vaccinolatria in era Covid-19, immigrazionismo corruttivo e inversivo, devirilizzazione dell'uomo, infantilizzazione dei giovani, attacco bieco alla famiglia creazionale, sovversione dell'ordine mediante vile ridefinizione della realtà (a partire dal linguaggio adulterato per infettare processi educativi e tenuta sociale), manipolazione venefica secolarista dell'informazione e dell'istruzione, odio e disprezzo virulenti verso i princìpi vitali e veritieri della fede cristiana biblica.

La strategia vivificante del Vangelo del regno è impregnata della volontà gloriosa di Dio per la cui luce vediamo la luce: il Re ha vinto alla croce il mondo e ora e in perpetuo regna, senza mai prescindere dai presìdi morali perfetti della sua Legge santa. Dio si serve e si servirà degli incursori (Gs.1:1-14) per incidere con lancinante efficacia, per imprimere la trasformazione redentiva con la disciplina e il giudizio, per sanare e operare risolutivamente: si udranno, odiati e propizi, i martiri perfettibili e senza meriti, come lo furono vari padri medievali, tanti "viri" fedeli nella verità, i riformatori e i puritani e come anche un diligente uomo trentenne di veritiera visionarietà, serio e fedele a Cristo, può essere ed è stato, discepolo ardito e stabilito nella grazia. Un tale esempio di fedeltà, coraggio, virilità e audacia santificati è stato e sarà radioso strumento nelle mani del Basileus della storia, Cristo Gesù, per riattestare che Lui solo signoreggia e restaura la realtà e per rammemorare a imbelli e compromessi credenti che il Vangelo del regno già istituito, redime cuori e nazioni, mentre la Legge trinitaria di Dio, mai abolita nei suoi princìpi morali, civili e giudiziali, ordina e fa prosperare il mondo, dove Lui compie i suoi decreti (Salmi 2;19;33;92-110): arte, diritto, governo, economia, sessualità, matrimonio, educazione, cultura, politica, scienza, uso del creato, comunicazione.

Sia il sacrificio del caro Charlie ferace semina di apriche benedizioni, per un risveglio di pretto coraggio e di fedele maturazione, anche in Italia, di una chiesa oggi isterilita e tremula. Per una regale riappropriazione della consapevolezza del Mandato totale che pervade ogni epoca, in tutti i luoghi del suo dominio: Cristo è il Re assoluto e la sua Parola normativa definisce la storia e la realtà. La verità, la bellezza e la giustizia sono solo nel Dio vero e trino, per la salvezza di sola grazia degli uomini e per il vero benessere della società e dei popoli (Ef.5-6): proclamarlo con gioia, parresia, fermezza e audacia, denunciando il male e l’anticultura del disordine autocollassante, come Charlie ha fatto, feconderà i programmi di oggi e dell'avvenire, nella luce sovrana di Cristo, rendendo migliori gli evangelici motivati e quelli in futuro ridestati, per la sola gloria del Signore eterno dei nuovi cieli e nuova terra, qui e per sempre già stabiliti.

...Meminisse iuvabit...

Dei figli d'Issacar, capaci di capire i tempi, in modo da sapere quel che Israele doveva fare, duecento capi e tutti i loro fratelli sotto i loro ordini…

1 Cron.12:33.

(Cfr. Ap.3:15-19; Salmi 1-2;22-24; Is.9:1-6;42:1-10; Gv.17; Rom.1-3;12-13; 2 Cor.10:3-5; Ap.1:4-6;11:17).

Scritto da Arcadio Pisano | cristiano biblico trinitario, insegnante di italiano per stranieri L2-LS